Tassa d’iscrizione al collegio: paga pantalone?

Sarà una riflessione inutile, scomoda ed ingombrante.

In questi ultimi giorni passa alla ribalta la questione legata all ‘ipotesi di rimborso della tassa d’ iscrizione all’albo\collegio\ordine professionale. Non volendo addentrarci nella giostra delle diverse interpretazioni della sentenza, ci incuriosisce la diffusa capacità di cogliere l’occasione per mettersi in vetrina dimenticando il senso delle cose: il buon senso.

pantalone

La scorciatoia ideale, infatti, con cui si sostengono le ragioni per le quali la sentenza, rivolta agli avvocati iscritti all’ordine di Napoli, dovrebbe estendere gli esiti ad altre categorie professionali  comportando  il rimborso, è sintomatica di un Italia alla Cetto La Qualunque. Una discussone che, in quei termini, porta lontano dalle problematiche reali legate alle istituzioni che quella tassa sostiene, dimenticando peraltro coloro su cui quella tassa pesa davvero e comunque; in barba a quelli  costretti a pagare (anche in caso dell ipotetico rimborso!) per restare in corsa senza un reddito, un lavoro o peggio, senza speranza: gli inoccupati.

Per questo è  facile attirare consenso assecondando le aspettative di chi spera che a pagare sia sempre l’altro ( in questo caso, paradossalmente, il collega non occupato o partitista, ecc):

….Si preannunciano ondate di rimborsi per i professionisti iscritti all’albo ed assunti dalla PA, ed in sanità…continua

oppure

A questo punto non ci sono che due strade:
1) le aziende del servizio sanitario nazionale devono pagare la tassa di iscrizione agli infermieri dipendenti;
2) oppure si proceda a una modifica normativa che permetta la libera professione agli infermieri alle stesse condizioni previste per la professione medica nelle modalità intra ed extra muraria e con il riconoscimento, per chi opta per la prima opzione, di un indennità di esclusività similare a quella prevista dal contratto della dirigenza medica. …continua

Meno facile è riconoscere la questione  “ tassa d’ iscirizione” e declinarla nelle sue componenti essenziali , concrete ed attuali; legarla all’opportunità che tale istituzione (il collegio nel nostro caso) può riservare a chi ne comprende il valore :

POLITICA: la tassa sostiene una realtà associativa con un potenziale enorme per gli interessati ( cittadini \pazienti e iscritti).

ECONOMICA: è una spesa obbligatoria piu pesante per chi non ha un reddito fisso e adeguato ( inoccupati, disoccupati)

CONCRETA: l ‘iscrizione al collegio è obbligatoria e prevede un costo che, per quanto discutibile, è determinato sul piano locale dal direttivo di collegio , eletto democraticamente dagli iscritti (art 4  dlgs 223 .1946). Pertanto è una questione concreta, vicina e tangibile,  nelle mani di chi vuole impegnarsi, candidarsi e cimentarsi.(art 5  dlgs 223 .1946).

SOCIALE: la società civile si alimenta e cresce nella reciproca disponibilità e partecipazione

Se la questione dunque è la tassa d’ iscrizione al collegio:

Quanti riconoscono il problema in questi termini e si rimboccano le maniche per gestire, controllare e verificare le economie  e le politiche del proprio collegio?

Quanti collegi propongono un alleggerimento degli oneri per gli iscritti in/disoccupati ?

Quanti riconoscono la necessità di distribuire il carico su chi ha piu forza per sostenere chi non ne ha, in questo difficile momento?

Vogliamo invece sognare l’impossibile per sentirci dire che qualcuno pagherà per noi?

Possiamo parlarci addosso sperando, come al solito , che qualcuno si prenda in carico le nostre responsabilità?

Alla fine paga Pantalone! Forse.

1874_15-allegato-1-Sentenza-della-Cassazione

 

 

 

 

 

 

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